Al via il Salone francofono del libro di Beirut

Continua l’autunno (inteso come stagione climatica!) letterario beirutino-libanese, e dopo il bel successo degli incontri tra due culture organizzati dalla Casa internazionale degli scrittori di Beirut, domani si apre, nella capitale libanese, la XXI edizione del Salone francofono del libro, che continuerà fino al 9 ottobre (ne avevo parlato anche l’anno scorso qui, evidenziando l’opera di promozione culturale portata avanti dalla ex potenza coloniale francese…).

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Il titolo dato all’edizione di quest’anno è: Des mots, des histoires. Gli eventi letterari e culturali più in generale sono tanti (per sfogliarli tutti leggete qui): si va dall’organizzazione di un corso di formazione per bibliotecari libanesi, agli incontri tra scrittori e studenti; saranno presenti anche quest’anno gli editori libanesi arabofoni (ps – la Fiera del libro arabo di Beirut comincia il 28 novembre), e il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour festeggerà i 90 anni dalla sua (doppia) fondazione, organizzando una serie di incontri con le firme storiche del giornale, nonchè presentazioni di libri.

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Il “Medio Occidente” di Mazen Kerbaj: disegni e pittura tra Beirut e Napoli

Domani alle 19.30 al cimitero delle Fontanelle a Napoli si tiene una performance musicale dell’artista e trombettista libanese Mazen Kerbaj (evento Facebook).

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Mazen è stata coinvolto in un progetto artistico sulla città di Napoli molt interessante, di cui ho parlato su Reset qualche giorno fa.

All’interno del movimento artistico underground libanese, uno dei nomi più di rilievo è senz’altro quello di Mazen Kerbaj. Artista visivo e musicista, classe 1975, il 3 ottobre ha inaugurato in uno degli spazi espositivi della Mostra d’Oltremare di Napoli la sua prima personale italiana, “Medio Occidente, dove il titolo sta a significare la tensione verso Oriente della città partenopea, che si rispecchia nella mediterraneità di Beirut. La mostra resterà allestita fino al 20 ottobre e fa parte di un progetto più ampio in cui l’artista libanese è stato coinvolto nella capitale campana a più livelli. Curata da Francesco Siviero con il Forum Universale delle Culture, l’esposizione raccoglie una bella e accurata selezione di fumetti, schizzi e quadri.

Nei disegni di Mazen Kerbaj, il suo volto (lui stesso si rende protagonista di diversi fumetti, impersonando il Libano e i libanesi) e quello dei personaggi è spesso stravolto: occhi, naso e labbra sono enormi, fuoriescono dalla geometria del viso, come in alcuni quadri di Picasso. Nei suoi fumetti c’è tutta l’ironia e l’amarezza di cui è capace un artista sensibile e critico che si interroga sul presente, sui problemi del suo Paese e su quelli della regione mediorientale. Insomma si ride, ma è un riso che spesso è amaro.

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La Mahmoud Darwish Foundation

Annamaria Bianco qualche settimana fa è andata a Ramallah e ha visitato il museo dedicato al poeta palestinese Mahmoud Darwish, la Mahmoud Darwish Foundation. Ne è nata l’occasione per farcela conoscere, e un utile spunto di riflessione.

di Annamaria Bianco

La Mahmoud Darwish Foundation è un’istituzione relativamente giovane, fondata a Ramallah il 4 ottobre 2008, poco dopo la morte di Darwish, allo scopo di salvaguardarne il lascito culturale, letterario e intellettuale e ricordare il suo impegno esemplare per la causa palestinese.

Le attività della fondazione si concentrano però non soltanto sulla raccolta dei suoi lavori, ma anche sull’organizzazione di altre attività artistiche e, a questo proposito, è stato stabilito un premio annuale “The Mahmoud Darwish Award for Creativity”  indirizzato ad intellettuali palestinesi e non.

Il gioiello della fondazione, tuttavia, resta al-Birwe Park: un museo di tre acri, disegnato da Ja’afar Tuqan, che sorge sulla collina dove è stato sepolto il poeta, a lui interamente dedicato. Questo include una hall, uno shop, un teatro all’aperto, che può ospitare più di 500 persone, ed uno splendido rigoglioso giardino, verde come sa esserlo solo l’erba di Palestina.

(Courtesy di A.B.)

(Courtesy di A.B.)

(Courtesy di A.B.)

(Courtesy di A.B.)

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L’occasione di visitarlo mi si è presentata repentinamente, durante un viaggio improvvisato di quattro giorni in Palestina, a settembre; il più bello ed indimenticabile della mia vita.
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Il nostro silenzio, il loro rumore: esce in italiano “Il silenzio e il tumulto” dello scrittore siriano Nihad Sirees (con presentazioni a Pisa e Roma)

Dopo essere stato tradotto in tedesco, inglese e francese, arriva anche in italiano il romanzo Il silenzio e il tumulto, dello scrittore siriano Nihad Sirees.

In libreria lo troveremo da inizio novembre, pubblicato dalla casa editrice Il Sirente nella collana di narrativa araba contemporanea “altriarabi”, tradotto dall’arabo da Federica Pistono.

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(nella copertina italiana è stata usata un’opera dell’artista siriano Tammam Azzam)

Nihad Sirees è nato ad Aleppo nel 1950 ed è autore di sette romanzi e di numerose sceneggiature, una delle quali, nel 1998, gli “guadagnò” il diritto ad essere censurato.

Intellettuale di spicco, fortemente critico verso il regime di Bashar al-Assad, nel gennaio del 2012 ha preferito lasciare Aleppo, in un esilio auto-imposto per timore della sua incolumità. Emigrato prima in Egitto, e poi negli Stati Uniti dove ha seguito un International Writer Fellowship alla Brown University, ora si trova a Berlino. Non ha smesso di scrivere e raccontare la Siria e la sua Aleppo. Continua a leggere

L’egiziano Mohamed al-Fakharany vince la II edizione del Prix de la littérature arabe

Lo scrittore egiziano, classe 1975, si è aggiudicato il premio francese per la letteratura araba francofona/tradotta in francese, organizzato dalla Fondazione Lagardère e dall’Institut du Monde Arabe (IMA), con il suo romanzo La traversée du K.-O. (Seuil 2014, trad. dall’arabo da M. Babut, titolo originale: فاصل للدهشة, Fasil li-d-dahsha).

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Lo scorso anno il premio era andato all’autore libanese Jabbour Douaihy, che quest’anno ha invece fatto parte della giuria.

Fasil li-d-dahsha, uscito in Egitto nel 2007 e tradotto in francese solo quest’anno, è il racconto dei sogni e delle disillusioni degli abitanti di uno dei sobborghi del Cairo. Secondo il comunicato stampa del Premio, il romanzo di al-Fakharany, che  è stato votato da una “grande maggioranza” dei facenti parte la giuria, lo qualifica come “una delle voci più audaci della sua generazione”. Continua a leggere

Sono iracheno, quindi leggo

Non so se lo sapevate (io l’ho scoperto ieri, per esempio) ma in Iraq da tre anni si organizza un festival del libro e della lettura dal titolo “Sono iracheno, sto leggendo”.

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È una manifestazione spontanea, nata su iniziativa di un gruppo di giovani iracheni per promuovere le buone pratiche del libro e della lettura. Fondamentalmente si tratta di letture pubbliche all’aperto.

Sembra facile a dirsi e a farsi, ma provate a immaginare che, mentre state leggendo un libro con i vostri amici in un parco, a poco distanza si alza il fumo nero di un’esplosione. O vedete sfrecciare una jeep militare con a bordo i soldati che vanno a combattere contro lo Stato islamico/Daesh.

Questo racconta il giornalista iracheno Zuhair al-Jezairy nell’ articolo che trovate qui di seguito, pubblicato su Internazionale. Una storia che secondo me andrebbe diffusa urbi et orbi per mostrare al mondo quanto di bello c’è – e c’era, e ci sarà ancora – in un Iraq martoriato da 30 anni di dittatura, plurime invasioni straniere, governi corrotti e inetti e infinite distruzioni del suo tessuto sociale, religioso e civile.

Cercando su Internet notizie relative al Festival ho trovato questo breve video che ne racconta la prima edizione.

E dopo poco parte il discorso di una ragazzina esile, minuscola, di 12 anni, con una vocina piccola piccola ma straordinariamente potente, che parla del bisogno di istruzione per i giovani e i bambini come lei. Perchè se i bimbi come Zanouba sono costretti a vendere fazzoletti per strada e non possono andare a scuola, come faranno un giorno da grandi a diventare medici e ingegneri? Come faranno a dare il loro contributo alla ri-costruzione del loro paese? Come farà l’Iraq a tornare ad essere quel paese di lettori, di cui il detto: “L’Egitto scrive, il Libano stampa, l’Iraq legge”?

(Nel video si fa accenno ad al Mutanabbi Street, che una volta era il cuore del mercato librario di Baghdad. Nel 2007 una auto-bomba si fece esplodere proprio lì, uccise 30 persone e ne ferì 100. I libri e le bancarelle vennero quasi tutti distrutti. Da questo dolore è nato un bellissimo progetto che mira a ricostruire quanto perduto quel giorno. Se volete, potete leggere i dettagli qui).


 

Letture tra le bombe
(Zuhair al-Jezairy, Internazionale, 13 ottobre 2014)
Alla fine di settembre a Baghdad si è svolto il terzo festival intitolato “Sono iracheno, sto leggendo”. Centinaia di giovani si sono dati appuntamento sulla riva del Tigri per leggere e discutere dei loro libri preferiti. Poco prima, sull’altra sponda del fiume, era esplosa un’autobomba e in cielo si alzava una colonna di fumo nero. Si potevano anche vedere i camion militari con a bordo i miliziani inviati a combattere contro l’organizzazione dello Stato islamico. Ma i giovani non si sono fermati e hanno continuato a leggere e a discutere di letteratura. Continua a leggere

A spasso tra i libri del Cairo

Elliott Colla è un accademico statunitense, insegna letteratura araba moderna alla Georgetown University. È anche un traduttore dall’arabo nonché autore di un romanzo, dal titolo “Baghdad Central”. Il pezzo che segue, pubblicato sul suo blog, è un piccolo e curioso viaggio tra i libri usati del Cairo e tra la storia, politica e culturale, degli ultimi 30 anni dell’Egitto.

Traduzione dall’inglese di Filippo Maria Ragusa

Settembre 1985. Primo anno da studente al Cairo. Visito il  mercato di libri più grande della città, che si trova nella famosa area di Ezbekiyya. Quando Napoleone provò a conquistare l’Egitto, qui sorgeva un lago artificiale circondato dagli opulenti palazzi dei pascià turchi e degli alti ufficiali dello Stato mamelucco. Un secolo dopo, sotto i britannici, il lago era stato interrato e la zona riconvertita in un vasto quartiere dei divertimenti. Bar e teatri, cabaret e case di tolleranza su misura per le élite del Cairo, che si incontravano in questa zona di confine tra la casbah medievale e il nuovo centro della città coloniale. Nel momento in cui arrivo al Cairo, la maggior parte di questa storia è sparita sotto i cavalcavia e i casermoni di cemento in stile sovietico; resistono ancora pochi squallidi locali di danza del ventre intorno alla malridotta caserma dei vigili del fuoco e all’ufficio postale.

Il mercato dei libri è letteralmente legato a una vecchia recinzione di ferro nero. All’interno delle sbarre, i grandiosi giardini di Ezbekiyya Park, del tutto preclusi al pubblico. All’esterno, le bancarelle del mercato, accalcate in una stretta striscia fra la recinzione, un deposito di autobus dove regna il caos, e le strade trafficate di Ataba.

Nel 1985 ancora non so leggere l’arabo, quindi guardo soprattutto i poster. In quegli anni, sulla maggior parte campeggiano Amitabh Bhachchan, aitante attore di Bollywood, e una donna che fissa un serpente con fare provocante, come se stesse per baciarlo con quelle sue labbra carnose e rosse.

Tra le pile di libri usati, trovo un mucchio di testi in inglese. Si tratta soprattutto di edizioni semplificate dei classici – come Cime Tempestose, o Grandi speranze – che inondano i mercati delle ex colonie. Trovo un trattato scientifico intitolato L’aborto spontaneo e abituale. Il venditore mi informa che costa 25 piastre, faranno cinque centesimi. Farfuglio qualcosa in un arabo maccheronico e lo rimetto a posto. Il libraio sorride. Quell’anno ci ritorno spesso.

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“Il rione dei ragazzi” (Awlad haratina)

Novembre 1989. Il muro di Berlino è caduto, o sta cadendo. In quel periodo, il mercato dei libri viene sfrattato dalle recinzioni di Ezbekiyya, mentre si costruisce la stazione della metropolitana di Midan Opera. Chissà se se n’è accorto qualcuno. Chissà se a qualcuno importa.

Tutti mi ripetono che devo leggere il romanzo di Naguib Mahfouz sulla morte di Dio. L’unico problema è che, dai tempi della prima edizione di Awlad Haritna, i tempi e i costumi sono cambiati. In origine, era stato pubblicato a puntate negli inserti del venerdì di al-Ahram, sul finire degli anni ’50. Oggi in Egitto è proibito: è giudicato controverso e anti-islamico. Continua a leggere

II edizione del “Prix de la littérature arabe”: i 6 finalisti

visuel_prix_litterature_arabe_portailSeconda edizione per il Premio (francese) della letteratura araba, creato dall’Institut du Monde Arabe e dalla Fondazione Lagardère, e che premia il romanzo scritto da un autore emergente che faccia parte di un paese membro della Lega Araba, e che sia stato pubblicato in Francia, o tradotto dall’arabo in francese, sul tema della gioventù araba. Il vincitore riceve un premio di 10.000 euro.

La sestina qui di seguito è stata scelta da un comitato di lettori e verrà poi valutata da una giuria di esperti di mondo arabo e personalità del mondo della cultura e delle arti.

  1. Alger, le cri, di Samir Toumi (Algeria – Éd. Barzakh) → potete leggere una recensione in italiano qui
  2. Jiwel ou l’alchimie du bonheur, di Abd-el-Kader Benatia (Algeria – Éd. Casbah) → cliccate qui per ascolta un’intervista con l’autore che parla del suo romanzo
  3. Ordonnances et confidences, di Reem Laghrari Benmehrez (Marocco – Éd. La croisée des chemins) → qui trovate la sinossi del libro
  4. Les gardiens de l’air, di Rosa Yassin Hassan (Siria – tradotto dall’arabo per Actes Sud) → su SiriaLibano potete leggere una recensione del romanzo
  5. La traversée du K.-O., di Mohamed al-Fakharany (Egitto – tradotto dall’arabo per Seuil) → sinossi del romanzo sul sito dell’editore
  6. Le Job, di Réda Dalil (Marocco – Éd. Le Fennec) → sinossi del romanzo sul sito dell’editore. Il romanzo ha appena vinto il premio letterario marocchino dedicato alla letteratura marocchina francofona, il Prix de La Mamounia, giunto alla sua quinta edizione.

Tra i giurati figurano: lo scrittore libanese Jabbour Douaihy, che ha vinto la prima edizione del Premio con il suo romanzo “San Giorgio guardava altrove” (Feltrinelli, 2012, trad. dall’arabo di E. Bartuli), gli scrittori marocchini Mahi Binebine e Fouad Laroui, Gilles Gauthier, traduttore di Ala al-Aswani, e altri.

La giuria si riunirà il 16 ottobre e il Premio verrà consegnato il 26 novembre nel corso di una cerimonia all’IMA a Parigi.

Lo scrittore egiziano ‘Ala al-Aswani a Torino, Milano e Roma

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(sì lo so la foto fa pena, ma abbiate pietà, l’ho scattata con un cellulare)

L’autore del bestseller “Palazzo Yacoubian” e di “Chicago” verrà in Italia per promuovere il suo ultimo romanzo, da pochissimo arrivato anche sugli scaffali delle librerie italiane: “Cairo Automobile Club (Nadi al-Sayyarat, Dar el Shorouk, Il Cairo 2013), tradotto dall’arabo da Elisabetta Bartuli e Cristina Dozio, e pubblicato da Feltrinelli.

Gli appuntamenti da segnare sono i seguenti:

Lunedì 13 ottobre
Torino ore 18

Biblioteca Civica Natalia Ginzburg – Via Cesare Lombroso, 16

Intervengono Marco Pautasso e Younis Tawfik
In collaborazione con il Salone Off 365 del Salone Internazionale del Libro

Martedì 14 ottobre
Milano ore 18

laFeltrinelli Librerie – piazza Duomo
Interviene Pietro Cheli

Mercoledì 15 ottobre
Roma ore 18

laFeltrinelli Libri e Musica – piazza Colonna 31/35
Interviene Francesca Caferri

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La trama del libro (ripresa dal sito Feltrinelli)

Alla fine degli anni Quaranta, sotto le pale dei ventilatori del Cairo Automobile Club, l’Egitto dei pascià e dei monarchi amoreggia con aristocratici e diplomatici d’ogni sorta, basta che siano europei. Regolarmente Sua Maestà il re onora con la sua eminente presenza il tavolo del poker. Stravaganza, magnificenza e decadenza che non escono dalle porte dei saloni pavimentati a parquet. Negli spazi comuni, un esercito di servitori e impiegati venuti dall’Alto Egitto e dalla Nubia si affanna a soddisfare le esigenze dell’inflessibile Kao, camerlengo del re. Continua a leggere

La scrittrice palestinese Adania Shibli al Festival di Internazionale

adaniaA Ferrara, ovviamente, dove interverrà il 4 ottobre alle 17 (Cortile del Castello) insieme agli scrittori Teju Cole e Peter Froberg Idling per l’incontro “Il racconto del mondo”; alle 19.30 dialogherà con il Prof. Wasim Dahmash (Università di Cagliari) sul suo libro “Pallidi segni di quiete”.

Adania Shibli è una scrittrice palestinese, considerata una delle voci più importanti della letteratura palestinese contemporanea: nata nel 1974 in un villaggio dell’Alta Galilea e oggi vive tra Londra, Ramallah e Berlino. Ha all’attivo due romanzi: مساس, originariamente pubblicato da Dar al-Adab (Beirut) nel 2002, è stato tradotto in molte lingue tra cui l’italiano (Sensi, trad. di Monica Ruocco, Argo ed., 2007).

Nel 2004 è uscito il suo second romanzo: كلنا بعيد بذات المقدار عن الحب, tradotto in inglese nel 2012 con il titolo We Are All Equally Far From Love. Il suo ultimo lavoro, Dispositions, è un libro d’arte incentrato su un gruppo di 17 artisti palestinesi contemporanei (la giovane autrice lavora anche nel campo delle arti visive). Continua a leggere