#FictionERealtà

Ibrahim Eissa

Su Twitter di ieri, uno dei topic del giorno è stato #FictionERealtà, dove il termine inglese fiction può essere tradotto come “finzione” o come “narrativa”.

Parlando di fiction come finzione, ieri avevo scritto del thriller egiziano Vertigo, appena uscito: in uno dei capitoli centrali l’autore, Ahmed Mourad, racconta come il giovane giornalista Alaa’, cronista d’assalto (potremmo paragonarlo al nostro Marco Travaglio), fosse stato licenziato in tronco perchè i suoi articoli di denuncia degli affari sporchi e della corruzione egiziana avevano calpestato i piedi del potente di turno, che guarda caso era in combutta con il nuovo direttore del giornale.

Finzione all’egiziana? Manco a dirlo. Basta citare l’esempio, uno fra molti, di Ibrahim Eissa, uno dei più noti e pungenti giornalisti egiziani, osteggiato da Mubarak e dal suo entourage e appena tornato alla scrittura con il suo nuovo romanzo Mawlana, pubblicato a giugno da Bloomsbury Qatar.

Giornalista praticamente sin dalla nascita, Eissa nel 1995 partecipa alla fondazione di al-Dostour, giornale di opposizione al regime di Mubarak, particolarmente critico nei confronti di quest’ultimo, da cui, con l’arrivo di un nuovo direttore (Sayyed el Badani, esponente del partito Wafd) viene licenziato ad ottobre del 2010, forse perchè in procinto di pubblicare un articolo a firma di El Baradei, all’epoca dei fatti probabile contendere alle prossime elezioni presidenziali di Gamal Mubarak, rampollo del rais.

Con Eissa il giornale perse buona parte della redazione, che se ne andò in sostegno al giornalista. Non c’è bisogno di dire che le vendite del quotidiano dopo l’accaduto crollarono a picco.

Pochi mesi dopo scoppiava la rivoluzione egiziana e Eissa, già portavoce delle istanze rivoluzionarie, a luglio dello scorso anno apriva Tahrir, un nuovo giornale, intitolato così in omaggio alla più famosa piazza del Cairo. Un nuovo spazio d’informazione nato per dare voce alla thawra, la rivoluzione. Una cronaca molto più estesa della vicenda la trovate su invisiblearabs, il blog a cura di Paola Caridi, a questo link.

Parlando invece di fiction nel senso di narrativa, è bene ricordare che oltre ad essere giornalista, Eissa è anche un prolifico scrittore con sette romanzi all’attivo. Con la caduta di Mubarak ha potuto finalmente dare alle stampe il suo ultimo lavoro, Mawlana appunto. Iniziato nel 2009, se Mubarak non non fosse stato “dimesso”, Mawlana non avrebbe mai visto la luce. La sua pubblicazione è stata per Eissa motivo di enorme gioia, al punto che lo stesso lo ha definito il suo “romanzo più caro, quello del cuore”. In questo breve video potete vedere la felicità del suo autore mentre parla del libro..felicità che devo dire è molto contagiosa!

D’altronde la paura di non vederlo pubblicato era ben riposta: uno dei suoi romanzi, Maqtal al-rajul al-kabeer (L’omicidio del grande uomo) forse il più criticato, era addirittura stato confiscato poco dopo essere uscito e 10 dei giornali in cui ha lavorato sono stati invece chiusi a causa sua…

Il romanzo affronta il tema, assai controverso, degli sheykh che predicano e diffondono il messaggio dell’Islam dai canali televisivi satellitari arabi e islamici, un fenomeno molto recente che dal 2010 ha registrato un vero e proprio boom di utenti. Nel romanzo, Eissa racconta come questi canali di religioso abbiano ben poco e siano invece fortemente intrecciati con il potere politico, la finanza e le forze di sicurezza degli stati. Il circolo vizioso religione-potere-politica che l’autore tratteggia nel romanzo svela il lato nascosto degli sheykh e denuncia come questi abbiano mal utilizzato la religione per scopi diversi da quelli dichiarati.

Iqraa è una delle tv satellitari islamiche citate da Asharq al-Awsat

Il fenomeno degli sheykh che predicano l’Islam dalle tv satellitari è cosa nota ai più. Circa due anni fa avevo tradotto per arabismo.it un articolo a riguardo, tratto dal quotidiano online Asharq al-Awsat, in cui il giornalista aveva intervistato alcuni esponenti delle tv e alcuni sheykh.

Uno dei problemi principali, sosteneva l’articolo, era proprio cercare di ottenere degli adeguati finanziamenti per gestire un intero canale dedicato quasi esclusivamente alla diffusione del messaggio islamico (qui e qui due dei canali citati nell’articolo) e quindi difficile da posizione sul mercato. Secondo una fonte interna, alcuni sheykh guadagnerebbero fino a 1.500 dollari a episodio.

Come che sia, la casa editrice ha dichiarato che il libro è stato un enorme successo: con più di 3.000 copie vendute, Mawlana in due mesi dalla sua uscita è già alla seconda ristampa.

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2 pensieri su “#FictionERealtà

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