Sabir, per dire Mediterraneo

C’è un Festival in programma a Messina alla fine del mese che vuole ricordarci l’esistenza di una eredità mediterranea comune.

È il SabirFest – Vivere il Mediterraneo, organizzato da Mesogea, Horcynus orca e People on the move, che si terrà nella città di Messina dal 25 al 28 settembre, a cui parteciperanno giornalisti, attori, musicisti, traduttori, editori e giornalisti, italiani e internazionali, che per quattro giorni animeranno la città siciliana con incontri, reading, presentazioni, performance musicali e teatrali.

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Il festival si compone di quattro sezioni: SabirFest (incontri e presentazioni), SabirLibri (un mercato di libri all’aperto e al coperto dove poter sfogliare, leggere e comprare libri), SabirSuq (un mercato di oggetti, odori e gastronomia mediterranea con degli angoli ristorazione) e SabirMaydan (una piazza civile e civica dove si incontrerà la società civile mediterranea).

Tra i tantissimi ospiti, vi segnalo quelli che interessano questo blog: Elisabetta Bartuli, traduttrice dall’arabo e esperta di letteratura araba contemporanea, Paola Caridi, giornalista e storica, si occupa di politica mediorientale, Riccardo Cristiano, giornalista e vaticanista Rai esperto di politica e società del Medio Oriente, Moncef Ghanem, poeta e scrittore tunisino, Shady Hamadi, giornalista e autore italo-siriano, Amir Hass, giornalista e saggista israeliana scrive per Haaretz e in Italia cura una rubrica da Ramallah per Internazionale, Farouk Mardam Bey, editore, storico e intellettuale siriano che vive a Parigi, Iman Sabbah, giornalista arabo-israeliana che lavora per RaiNews, Gianluca Solera, saggista e attivista culturale.

Ah e sì, ci sarò anche io. Probabilmente mi troverete con il naso tuffato nei libri del SabirLibri. O in uno degli angoli del SabirSuq, a mangiare hommos e altre delizie!

Il programma uscirà una settimana prima dell’inizio del Festival, ma nel frattempo potete dare un’occhiata al sito e alla pagina Facebook.

Ps: “Sabir” era la lingua franca usata nel Medioevo e fino all’800 nei porti e nelle città marittime del Mediterraneo. Quando l’arabo e il turco si mescolavano al siciliano e al veneziano. Quando le frontiere erano mobili e le culture una mescolanza di suoni e facce, diverse e uguali allo stesso tempo.

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