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Quel rogo di libri iracheni che ci riguarda tutti

Diversi siti, quotidiani e agenzie stampa arabe e internazionali hanno riportato la notizia della devastazione di libri e biblioteche a Mosul, ad opera dei terroristi dello Stato islamico (cfr: Associated Press, Elaph, la Repubblica, Le Monde, Libération)

A gennaio militanti dell’organizzazione terroristica che si fa chiamare “Stato islamico” sarebbero entrati con la forza nella biblioteca centrale della città di Mosul, capitale dell’autoproclamato Stato islamico, nel nord dell’Iraq.

Avrebbero caricato in sei pickup più di 2000 libri, inclusi libri per bambini, di poesia, di filosofia, saggi su sport, salute, cultura e scienze. Avrebbero lasciato solo testi islamici.

Un uomo che viveva nei dintorni ha detto ai giornalisti dell’Associated Press che uno dei militanti, dalla lunga barba e vestito e con il costume tradizionale afghano, avrebbe detto, mentre gli altri militanti caricavano i camion: “Questi sono testi che invitano a disobbedire a Dio e ad avere comportamenti da infedeli e per questo verranno bruciati”.

I terroristi avrebbero distrutto una collezione di giornali iracheni dell’inizio del XX secolo, mappe e libri risalenti all’Impero Ottomano e collezioni di libri private delle famiglie ricche della città.

Sempre l’AP ricorda che, in seguito all’invasione statunitense in Iraq del 2003, gli abitanti di Mosul avevano nascosto alcuni manoscritti antichi di secoli che si trovavano nella biblioteca, con l’obiettivo di preservarli da eventuali saccheggi e distruzione.

Scrive il sito Elaph che, alla distruzione dei libri, i militanti sarebbero esplosi in applausi e acclamazioni, come per aver compiuto una grande azione.

Biblioteca
Libraio di via al-Mutanabbi a Baghdad (fonte: EverydayMiddleEast)

E sempre Elaph riporta le testimonianze degli abitanti di Baghdad, scioccati alla notizia del rogo e dei saccheggi e incapaci di reggere la visione delle immagini, anche perchè quei testi “rappresentano il patrimonio e la storia di tutto l’Iraq”.

Ma non è finita qui: alcuni giorni dopo il saccheggio, altri militanti avrebbero fatto irruzione nella biblioteca dell’Università di Mosul, dove avrebbero dato alle fiamme centinaia di libri davanti agli studenti.

Un professore di storia dell’ateneo ha riferito all’AP che, il mese prima, gli estremisti avevano cominciato a distruggere le collezioni di altre biblioteche pubbliche: gravemente danneggiate erano state la biblioteca musulmana sunnita, la biblioteca della Chiesa latina e del Monastero dei Frati Dominicani e la biblioteca del Museo di Mosul, che possedeva testi che risalivano al 5000 AC. Secondo il professore, questi libri potrebbero essere finiti sul mercato nero.

Hakim al-Zamili, giurista iracheno a capo del comitato parlamentare per la Sicurezza e la Difesa, ha paragonato il gruppo terrorista ai Mongoli che nel 1258 avevano razziato Baghdad: “L’unica differenza è che i Mongoli gettarono i libri nel fiume Tigri, mentre Daesh li brucia. Metodi diversi, stessa mentalità”.

Altri intervistati da Elaph si chiedono il perchè del silenzio del mondo, delle organizzazioni internazionali e del governo iracheno, di fronte a tali distruzioni.

La poetessa irachena Balkis Hamid Hassan sconvolta, si chiede: “Dove sono i custodi mondiali della cultura? Dove sono gli esperti dei diritti umani, dove sono tutti quelli che si riempiono la bocca di parole e concetti sulla giustizia tra gli uomini? […]Tutto ormai è diventato una menzogna e un passatempo futile, in questo tempo di decadimento e tradimenti”.

***

C’era un detto, una volta, che diceva “L’Egitto scrive, il Libano stampa e l’Iraq legge”.

Lo sapevate che negli anni ’70, gli iracheni erano tra i lettori più voraci nei paesi arabi?

Lo sapevate che alla fine degli anni ’70 l’Iraq era ai primi posti della graduatoria dei titoli pubblicati, tra i paesi arabi?

Lo sapevate che l’embargo imposto all’Iraq ha causato la diminuzione di tutte le attività legate all’editoria e che i libri sono diventati un lusso?

Lo sapevate che, con la fine dell’embargo, molti proprietari di libri e collezioni private sono stati costretti a s-venderli sulla via al-Mutanabbi, a Baghdad, il mercato dei libri usati?

Lo sapevate che nel 2007, è esplosa un’auto-bomba proprio lì, nel cuore del mercato librario di Baghdad, e sono morte 30 persone, 100 sono rimaste ferite e i libri e le bancarelle sono stati distrutti?

Qui va a fuoco il patrimonio culturale di tutta l’umanità e noi che facciamo? Cosa diciamo? Sono pezzetti della nostra storia di tutti, quelli che sono diventati cenere, ce ne vogliamo rendere conto?

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