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Hoda Barakat alla Casa della Cultura di Milano e le occasioni sprecate

Ieri alla Casa della Cultura di Milano era stata invitata la scrittrice libanese Hoda Barakat: voi lo sapevate? Io no, l’ho scoperto solo perché l’evento mi era stato segnalato dal mio amico (e collaboratore di editoriaraba) Giacomo. 

Ora, io non pretendo di sapere tutto quello che avviene attorno alla letteratura araba in Italia, ma visto che le occasioni di incontro con scrittori e intellettuali arabi sono poche, e visto che editoriaraba ha tra i suoi obiettivi quello di far conoscere questa letteratura il più possibile in Italia, sarei stata ben lieta di divulgare meglio la notizia.

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Comunque, Jolanda Guardi ieri è andata all’incontro e ne ha scritto sul suo blog. Condivido le sue riflessioni e anche l’amarezza per come l’incontro è stato gestito e divulgato. Condivido soprattutto il punto in cui dice che in questo momento in cui l’attenzione è così alta sulla cultura araba “se davvero si vuole contrastare un certo modo di intendere la cultura araba, la prima cosa da fare è considerarla allo stesso livello delle altre. E rispettarla”.

Ieri sera, alla Casa della Cultura di Milano, un incontro con Hoda Barakàt. Che dire? Barakàt è una grande scrittrice, una persona spessa ed è sempre un piacere ascoltarla.

Però… però ho saputo per caso che sarebbe venuta (che significa poca pubblicità all’evento) e come sempre, anziché una sala stracolma con pubblico in piedi, come dovrebbe essere quando un’autrice o un autore di questo peso viene a parlare di sé e della sua scrittura, alla Casa della Cultura c’era gente, ma non troppa.

Nella foto, a destra il direttore della Casa della Cultura, che non dubito sia una persona intelligente, ma che era chiaro non avesse la percezione di chi aveva al tavolo. A sinistra chi doveva fare da interprete – e che per sua stessa ammissione – non lo era. Mi soffermo su questo. La cosa è stata penosa, tanto che Barakàt, che capisce l’italiano, prima gli ha detto di prendere appunti, poi lo ha corretto più volte perché diceva tutt’altro. Al punto che Maria Nadotti (accanto a Barakàt nella foto) ha risolto conducendo lei stessa la consecutiva.

Ora, questo mi pare molto significativo di come consideriamo le/gli intellettuali arabe/i e la cultura araba. La scusa è sempre quella che ovviamente la/il consecutivista professionista nessuno la vuole pagare, la Casa della Cultura non ha soldi, si dice. O piuttosto non si vuol pagare quando l’ospite è arabo. Questa scelta manca di rispetto ai professionisti della traduzione in primo luogo e agli ospiti ancora in primo luogo. Soprattuto in questo momento, se davvero si vuole contrastare un certo modo di intendere la cultura araba, la prima cosa da fare è considerarla allo stesso livello delle altre. E rispettarla.

Il post continua a questo link, sul blog letturearabe di Jolanda.

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