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L’eredità del romanzo arabo e le tragedie del presente nei sei romanzi finalisti all’Arabic Booker 2016

Ieri a Mascate, in Oman, sono stati annunciati i sei romanzi che concorreranno per il Premio internazionale della letteratura araba, edizione 2016. 

Tra i sedici che erano stati selezionati poco più di un mese fa, i giudici hanno scelto:

  • Tareq Bakari, Numidia – MAROCCO
  • Mohamed Rabi’, Otared (Mercurio) – EGITTO
  • Mahmud Shaqir, Madih li-nisa’ al-a’ila (Elogio per le donne della famiglia) – PALESTINA
  • Rabi’a al-Madhoun, Masa’ir: concerto al-Holokaust wa al-Nakba (Destini: concerto dell’Olocausto e della Nakba) – PALESTINA
  • Shahla al-‘Ujaily, Sama’ qariba min baytina (Il cielo vicino casa) – SIRIAN
  • George Yarak, Haris al-mauta (Il guardiano dei morti) – LIBANO

shortlistAmina Thiban, poetessa e accademica emiratina che quest’anno era a capo del parterre dei giudici, così ha commentato la scelta dei sei finalisti:

“Scegliere i romanzi finalisti è stato sia un piacere sia una sfida. La lista di quest’anno include un buon numero di testi sperimentali che tentano di esplorare nuovi territori, indagando le esperienze dell’individuo e i problemi che affliggono in generale il mondo arabo. Questi romanzi sono caratterizzati da forme e stili narrativi innovativi che indagano l’eredità del romanzo arabo e affrontano le tragedie del Medio Oriente contemporaneo”.

Gli altri giudici di questa edizione sono: Sayyed Mahmoud, giornalista e poeta egiziano; Mohammed Mechbal, accademico e critico marocchino; Munir Mujic, accademico, traduttore e ricercatore bosniaco; Abdo Wazen, poeta e critico libanese, nonché capo-redattore delle pagine culturali del quotidiano libanese al-Hayat.

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I giudici dell’edizione 2016

Il comunicato stampa del sito del premio riassume così i temi principali dei romanzi finalisti:

[i romanzi includono] la storia di un intellettuale marocchino alla ricerca della sua identità (Numidia); un romanzo pionieristico scritto in quattro parti – ciascuna delle quali rappresenta il movimento di un concerto – ambientato prima della Nakba, che tenta di indagare le cause della tragedia odierna della diaspora (Destini: concerto dell’Olocausto e della Nakba); una distopia che immagina la “contro-rivoluzione” in Egitto, ambientata in un futuro spaventoso dove la polizia combatte contro una misteriosa forza d’occupazione (Otared); la storia di una tribù, in precedenza beduina, dove le donne giocarono un ruolo fondamentale nell’integrare la propria famiglia nella società palestinese urbana degli anni ’50 (Elogio per le donne della famiglia); un romanzo sul ruolo da sentinella della memoria siriana e del dolore di questa memoria, raccontato da una donna siriana che vive in esilio ad Amman, dopo che la sua città, Raqqa, è stata occupata da Daesh, una donna che però non perde la speranza (Il cielo vicino casa); un romanzo sulla guerra civile libanese che esplora nuove prospettive di indagine sulle cause delle guerra, e cerca di trovare le risposte a domande che non possono avere risposta (Il guardiano dei morti).

Il vincitore del premio, giusto quest’anno alla nona edizione, verrà annunciato il prossimo 26 aprile ad Abu Dhabi, il giorno prima dell’inaugurazione della Fiera internazionale del Libro di Abu Dhabi, che quest’anno compie 25 anni.

Il premio internazionale per la letteratura araba è il premio letterario più importante del mondo arabo. Comunemente chiamato “Arabic booker”, è stato istituito nell’aprile del 2007 dall’Ente per il Turismo e la Cultura degli Emirati Arabi Uniti, con il supporto della Booker Prize Foundation di Londra, con l’obiettivo di dare un riconoscimento alla narrativa in arabo di qualità, premiare gli scrittori di lingua araba e farli conoscere ad un pubblico internazionale, grazie alla promozione delle traduzioni nelle lingue occidentali dei libri finalisti. L’autore del romanzo vincitore riceve un premio in denaro di 50.000 dollari e si assicura la traduzione in inglese dell’opera, nonché una certa innegabile visibilità internazionale.

Negli anni, molti dei romanzi risultati vincitori e/o arrivati in finale sono stati tradotti in italiano.

Nel 2014 vinse l’iracheno Ahmad Saadawi con Frankenstein a Baghdad, tradotto da Barbara Teresi e pubblicato lo scorso anno da e/o; nel 2011 avevano vinto congiuntamente il marocchino Mohammed al-Achaari con L’arco e la farfalla (trad. in italiano da P. Viviani ed edito da Fazi nel 2012) e la saudita Raja Alem con Il collare della colomba (trad. di M. Avino, Marsilio, 2014); l’egiziano Youssef Ziedan ha riportato il premio nel 2009 con Azazel, (trad. di L. Declich e D. Mascitelli, Neri Pozza 2010), e nel 2008 sempre un egiziano, Bahaa Taher, aveva vinto con il romanzo L’oasi del tramonto (trad. di F. Pistono, Cicorivolta, 2012).

Tra i finalisti si ricordano invece: Come fili di seta, del libanese Rabee Jaber (trad. di E. Bartuli, Feltrinelli 2011), Oltre il paradiso, dell’egiziana Mansoura Ez Eldin (trad. di V. Colombo, Piemme 2013), Il cacciatore di larve, del sudanese Amir Tag Elsir (trad. di S. Pagani, Nottetempo 2013), Elogio dell’odio, del siriano Khaled Khalifa (trad. di F. Prevedello, Bompiani 2011), Gli odori di Marie Claire, del tunisino Habib Selmi (trad. di E. Bartuli e M. Soave, Mesogea 2013), Specchi rotti, del libanese Elias Khoury (trad. di E. Bartuli, Feltrinelli 2014).

[Le foto di questo post sono state prese dalla pagina Facebook del Premio]

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