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Barzellette italo-saudite

Non ho affatto gioito, a differenza di qualcuno, quando ieri ho letto che era stato ritirato l’invito fatto all’Arabia Saudita di essere l’ospite d’onore del Salone del Libro di Torino edizione 2016, a causa della notizia della condanna a morte per crocifissione del giovanissimo Ali Mohammed al-Nimr, anni 20, in carcere da quando aveva 17 anni.

Si è levato un coro isterico di critiche e condanne a partire dai seggi delle istituzioni politiche e culturali torinesi e piemontesi. Un levare di scudi contro il becero regime saudita degno della peggiore commedia all’italiana che mi ha fatto sorridere di imbarazzo e poi infuriare come mai. Ma come: non lo si sapeva prima che tipo di paese è l’Arabia Saudita? Non lo si sapeva, a Torino e dintorni, che il regime degli al-Saud non è affatto nuovo nel condannare a morte attivisti anti-regime e contestatori? Che non è nuovo nella pratica di abbattere il dissenso interno, censurare libri, scrittori e intellettuali (sauditi e arabi)? Che fa uso della pratica orrenda della decapitazione (ci scandalizziamo solo per i crimini di Daesh?)?

Certo nessuno si era scandalizzato in Italia a questi livelli per il poeta palestinese Ashraf Fayadh, in carcere senza aver subito un processo da quasi due anni, accusato di aver offeso la religione con i suoi versi e perché “ha i capelli lunghi”.

Nessuno in Italia si è scandalizzato a questi livelli quando nel marzo 2014, quando noi festeggiavamo le poesie di Mahmoud Darwish, alla Fiera del Libro di Riyadh si toglievano dagli stand i libri di Darwish perché considerati “blasfemi”.

E potrei andare avanti. Eppure, l’Arabia Saudita era stata invitata alla Fiera di Torino che, ricordo, è uno degli appuntamenti editoriali e culturali più prestigiosi d’Europa.

Va detto, tuttavia, che non siamo stati i soli ad invitare il regime saudita come ospite d’onore in una fiera di libri. Ci aveva già pensato il Cairo l’anno scorso e Praga qualche anno fa, con grande sconcerto di intellettuali e organizzazione internazionali.

E dunque perché fare retromarcia ora, dopo mesi dal tanto sbandierato annuncio che aveva fatto storcere il naso non solo agli arabisti, ma a chiunque fosse dotato di un minimo di buon senso? Cosa è cambiato?

Ma soprattutto ieri mi sono chiesta: cosa si inventeranno ora a Torino? Chi inviteranno al posto dei sauditi? Quale paese potrebbe essere invitato per sostituire un peso ingombrante come Riyadh? Forse sarebbe il caso di cambiare completamente continente? Invitare un paese “X” africano o sudamericano potrebbe confondere le acque e far dimenticare questa brutta, bruttissima pagina.

Oppure, il Salone di Torino, restando nella regione araba, potrebbe voler puntare sull’editoria e la letteratura araba contemporanea di qualità. Che non si trovano certo a Riyadh, dove le case editrici sono tutte filo-governative. Dove gli autori dissidenti non stampano, ma pubblicano a Beirut o al Cairo.

Potrebbe ad esempio, Torino, seguire l’esempio della London Book Fair dove nel 2008 il mondo arabo fu il Market Focus dell’anno. O della Fiera di Francoforte, che nel 2004 fece del “mondo arabo” l’ospite d’onore. Da quella Fiera nacquero cose belle e importanti, come la partnership con la Fiera del Libro di Abu Dhabi. Oppure, si potrebbe cogliere la coincidenza di essere ospiti d’onore alla Fiera di Abu Dhabi 2016 e ricambiare l’ospitalità.

O, anche, si potrebbe evitare di fare della Fiera di Torino uno spot politico-istituzionale e trasformarla in una vera e propria fiera culturale.

Ma siccome questo è un paese che non rischia sulla cultura nulla di tutto questo accadrà. Perché questo è un paese che i suoi cervelli migliori li fa scappare all’estero. E chi ancora non se ne è andato, ha già un piede fuori dalla porta, la valigia aperta sul letto e l’ultima speranza che sta per infrangersi sull’ennesimo sogno spezzato.

*Aggiornamento: Paola Caridi e Lucia Sorbera hanno lanciato un appello dal blog di Paola “Invisible Arabs” agli organizzatori del Salone di Torino affinchè nel 2016 invitino gli scrittori arabi, la letteratura araba, la cultura araba. Qui trovate il link all’appello online.

[L’immagine di copertina è del vignettista sudanese Khalid Albaih]

7 pensieri su “Barzellette italo-saudite”

  1. Totalmente d’accordo. Di questi tempi perfino un tempio della cultura come il Salone dei libri di Torino riflette l’italietta provinciale, ipocrita e inconsistente trasmessa dalla sua classe politica. Che tristezza!

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