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I Mohammed europei di Hassan Blasim

 Hassan Blasim, scrittore iracheno pluripremiato che da 11 anni vive in Finlandia – dove ci era arrivato come rifugiato politico, attraversando il Medio Oriente e l’Europa orientale a dorso della geografia e delle frontiere – ha scritto una lettera critica e controcorrente a noi europei che vale la pena di leggere con attenzione.  Perché ribalta la nostra prospettiva eurocentrica.

(Tuttavia mi permetto di sottolineare che per fortuna in Europa non tutti quelli che Hassan Blasim chiama “i colti europei” sono inconsapevoli della diversità e ricchezza del mondo e della cultura araba. E, per nostra fortuna, potrei fare tonnellate di esempi. E’ vero che ci sono tanti altri colti europei che questa diversità la ignorano più o meno consapevolmente e colpevolmente ma, allo stesso tempo, ignorare i buoni esempi e le buone pratiche che anche solo il nostro Paese ci fornisce ogni giorno, vuol dire non riconoscere il lavoro di quei tanti che, quotidianamente, provano a far sì che la diversità e le ricchezza culturale del mondo arabo-islamico possano essere conosciute e apprezzate da tutti. Con questo non voglio trasformare la cultura araba in un “feticcio”: valgono sempre le parole di Farouk Mardam-Bey, quando sostiene che il mondo arabo vada banalizzato, ovvero che bisogna: “Liberarlo dall’esotismo e far capire che esso partecipa – a pieno titolo – all’avventura della modernità”. Perchè del mondo arabo si ha un’immagine “deformata”, ma questo “non vuol dire che esso sia del tutto bello, puro e innocente. Vuol dire solo che non corrisponde ai cliché”. 

Insomma, è vero che in Europa c’è ancora molto orientalismo, ma è anche vero che c’è chi l’orientalismo lo sconfigge ogni giorno a suon di cultura, passione, informazione e qualità dei contenuti).

Di fronte alla questione dei migranti, specialmente quelli provenienti da zone di guerra dove la vita è un tormento e l’istruzione è in rovina, la maggior parte degli europei si nasconde dietro la facciata del loro alto livello di istruzione. Questa grande istruzione europea, che spesso è gonfia di arroganza ed egocentrismo, impedisce agli europei di capire che cosa sta accadendo nel mondo intorno a loro. L’Europa di oggi legge solamente se stessa, nonostante viva in quella che definisce l’era dell’informazione e del sapere. L’Europa ha istituito la sua schiera emblematica di scrittori, artisti, musicisti, teorici e filosofi, e si è chiusa in un tempio per praticare i suoi rituali di democrazia. Quando l’Europa vuole leggere il mondo lo fa attraverso le lenti dello stereotipo. Queste lenti sono state inventate e riprodotte in Europa attraverso una lunga storia di eurocentrismo, esercitato a partire dall’epoca del colonialismo, fino alla colonizzazione capitalista del giorno d’oggi. L’istruzione Europea, con la sua autoreferenzialità, produce quella che io definisco “l’ignoranza dei colti”.

L’ignoranza europea attribuisce , tra le altre cose, un’identità forzata ai migranti provenienti dal nord Africa, dal medio Oriente e da certi paesi asiatici: l’identità islamica. La maggior parte dei migranti, se chiamata a definire la propria identità in Europa, non considera l’essere musulmano come il tratto principale di tale identità. Al contrario, i migranti si percepiscono, ad esempio, come iracheni, marocchini o iraniani, e si sorprendono quando gli europei colti li trattano come un gruppo unico. Questa tradizione occidentale ha delle radici antichissime, ed è utile in questo contesto far riferimento agli studi sull’orientalismo. Gli europei colti ignorano che i paesi appartenenti al cosiddetto mondo arabo sono diversi ed eterogenei e che hanno delle tradizioni culturali molto estese, le quali vanno ben al di là della religione. Questa svista deliberata si manifesta nel comportamento degli europei quando si concentrano esclusivamente sull’identità religiosa dei migranti – esattamente nello stesso modo in cui la tradizione occidentale, da secoli, ignora l’intero patrimonio letterario, artistico, musicale, scientifico e civilizzatore dell’oriente, imponendo un’identità islamica a un mondo estremamente vario.

Oggi l’Europa istruita non riconosce la cultura di tutti i Mohammed europei figli di immigrati, i quali sono nati sì nella libera Europa, ma in gabbie, le cui sbarre sono state costruite dalla libera Europa stessa. Questi Mohammed crescono in Europa e a scuola studiano le tradizioni e le icone europee. Nonostante ciò, i media e i canali educativi europei affibbiano loro l’etichetta fallace di ‘musulmani’ e privano la loro cultura natale dei suoi contenuti, lasciando solo l’immagine del musulmano cattivo che si sveglia e si addormenta sognando di distruggere la libera Europa. Così i Mohammed europei si trovano assediati da entrambe le parti: dall’ignoranza degli europei colti e dall’ignoranza degli incolti – in questo caso le loro famiglie di origine, le cui vite sono state distrutte da guerre e da regimi dittatoriali, e che non hanno quindi ricevuto un’istruzione che li difendesse dalle immagini distorte inventate dagli europei istruiti.

Ai Mohammed deve essere data la possibilità di uscire da questa gabbia. L’Europa, ad esempio, sostiene che è un dovere lasciare che i migranti costruiscano moschee in cui pregare, mentre i media europei e i partiti di estrema destra continuano a diffondere una versione distorta e strereotipata dell’Islam. È come se dicessimo ai Mohammed europei: “Siete nati qua in Europa, la quale possiede tutta la bellezza, la conoscenza, la letteratura e l’arte, mentre voi provenite da un mondo dove esiste solo il male, cioè l’Islam”. Come ben sappiamo, la diversità culturale non significa solo lasciare l’Altro libero di professare la propria religione. No, i Mohammed e anche gli europei colti devono poter respirare la cultura orientale – la quale è ricca di poesia, musica, arte, letteratura, miti, e possiede un patrimonio ampio ed eterogeneo –, così che i migranti non si sentano deboli e impotenti, e di conseguenza arrabbiati.

I Mohammed europei a volte si arrabbiano. Ma non lo fanno in nome del Maometto storico. Questo è solo un pretesto dietro cui si nascondono quando si irritano per come loro stessi sono rappresentati, per come gli europei colti li hanno rappresentati.

Viene da chiedersi se i valori umanitari europei stiano affogando nell’egoismo dell’Europa, proprio mentre i migranti annegano davanti alle sue porte sbarrate. E se l’Europa stia quindi naufragando in un’ignoranza deliberata, le cui fattezze derivano da un mondo materialistico e crudele, basato sul profitto e costruito sul disprezzo, sull’ indifferenza e sul fraintendimento delle altre società.

Hassan Blasim

(La versione italiana dell’articolo di Blasim è stata tradotta dall’inglese da Giulia Trentacosti e pubblicata su laletteraturaenoi qualche giorno fa; il testo inglese, tradotto dall’originale arabo da Jonathan Wright, era stato pubblicato sul sito di English Pen lo scorso agosto).

***

Infine aggiungo che una storia illustrata con garbo e delicatezza sui Mohammed di Francia è Se ti chiami Mohammed di  Jérôme Ruillier, pubblicato quest’anno in italiano da Il Sirente.

E in ultimo: se non conoscete Hassan Blasim potete leggere la sua raccolta di racconti Il matto di piazza della libertà (Il Sirente, 2012, trad. dall’arabo di Barbara Teresi), o guardare questa bella intervista a tutto campo in cui parla del perché ha dovuto lasciare l’Iraq, delle condizioni del viaggio che l’ha portato in Finlandia, della sua scrittura e del rapporto con l’arabo.

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