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Premi letterari made in Golfo: IPAF vs Katara

Un vecchio detto era solito dire: L’Egitto scrive, il Libano stampa e l’Iraq legge. Ma con gli sconvolgimenti politici e sociali che i paesi del Nord Africa e del Levante arabo hanno vissuto negli ultimi anni, questo detto in parte non vale più, almeno dal punto di vista editoriale. O vale solo in parte: il mercato dei lettori in Iraq e in Algeria, un tempo florido, è stato praticamente dimezzato. E non solo, al quadretto che contemplava solo il Medio Oriente, oggi va aggiunta un’altra variabile: quella dei Paesi del Golfo, che da qualche anno stanno facendo pesanti investimenti a livello culturale che includono la promozione della lettura e della scrittura. Per esempio, sostenendo i premi letterari. Non che i premi letterari in altri Paesi arabi fossero assenti: uno dei più prestigiosi, ad esempio, è la Medaglia alla Letteratura intitolata a Nagib Mahfuz, che viene assegnata ogni anno al Cairo ad uno scrittore di lingua araba.

Ma il premio che sicuramente ha acquisito maggiore notorietà internazionale, non solo nel mondo arabo quindi, è il Premio Internazionale per il Romanzo Arabo (IPAF, dall’acronimo inglese o anche conosciuto come Arabic Booker) che viene consegnato ogni anno ad Abu Dhabi, in occasione della Fiera internazionale del Libro di Abu Dhabi. Di più recente creazione è invece il Premio Katara per il Romanzo Arabo, assegnato dalla Fondazione Katara del Qatar e che è nato solo due anni fa. A questi si è aggiunto il Premio Multaqa per il racconto breve, di cui vi avevo parlato brevemente qui. Tornando ad Abu Dhabi e al Qatar, potrebbe non sembrare a prima vista, ma ci sono diverse differenze tra le due manifestazioni. Li accomuna un dato: entrambi promuovono il romanzo arabo contemporaneo.

Nato nel 2007 dalla collaborazione tra l’Ente per il Turismo e la Cultura degli Emirati Arabi Uniti e la Booker Prize Foundation britannica, l’Arabic Booker premia il miglior romanzo in arabo pubblicato nei dodici mesi precedenti e negli anni ha raggiunto numeri sempre più ampi: nell’ultimo anno le case editrici arabe (sono gli editori infatti che propongono i libri, non gli autori) hanno presentato più di 150 titoli. Il vincitore riceve un premio in denaro di 50mila dollari.

Il Premio è perfettamente inserito nella cornice della Fiera, che di solito comincia il giorno dopo la premiazione e ne rappresenta il completamento: nei giorni in cui si svolge la Fiera, gli scrittori arrivati in finale incontrano il pubblico per dei firmacopie e discussioni attorno ai romanzi finalisti, mentre i loro editori cercano di vendere i diritti per le traduzioni.

Una delle principali caratteristiche dell’IPAF è infatti la promozione delle traduzioni dei romanzi finalisti nelle lingue straniere e negli anni moltissimi dei romanzi sono stati tradotti nelle principali lingue straniere, italiano incluso. Bene o male quindi, tutti gli editori internazionali conoscono oramai l’Arabic Booker e, spesso, nel programmare il futuro catalogo di traduzioni dall’arabo, basano le loro scelte sui romanzi entrati nella longlist e nella shortlist.

È come dire che l’Arabic Booker è diventato un po’ il punto di riferimento per il mercato editoriale arabo: in base ai titoli della longlist, editori e traduttori si orientano sui titoli da tradurre e pubblicare, mentre gli addetti ai lavori ne ricavano un’indicazione di massima su quali sono le tendenze della narrativa araba contemporanea. Anche troppo: molto spesso editori e traduttori tendono a dimenticare tutta quella produzione che viene esclusa dal premio.

Il Premio Katara invece è gestito dalla Fondazione Katara del piccolo Stato del Qatar, con sede a Doha, la capitale. È un premio relativamente nuovo, lanciato due anni fa e che come quello di Abu Dhabi, promuove la letteratura araba contemporanea.

A differenza di Abu Dhabi, non è inserito nella Fiera del Libro di Doha ma all’interno di una cornice culturale a sé stante. Attorno al premio è stato infatti organizzato un festival di quattro giorni dedicato al romanzo arabo contemporaneo, che precede la consegna del premio stesso. Avendovi partecipato anche io quest’anno, ho potuto assistere a tre giorni di incontri e dibattiti a cui hanno preso parte autori, intellettuali e accademici provenienti da tutto il mondo arabo, che hanno discusso delle nuove tendenze della letteratura contemporanea in arabo, di prospettive e futuro del romanzo qatarino e del Golfo, della letteratura al femminile e di critica letteraria.

Questa manifestazione si è svolta interamente in arabo, a differenza di Abu Dhabi dove le lingue di lavoro sono sempre l’arabo e l’inglese, con traduzioni simultanee reciproche. Non è una differenza da poco: il premio di Abu Dhabi e la relativa Fiera del Libro hanno senza dubbio un respiro internazionale, mentre il premio Katara mi è parso più rivolto verso il mondo arabo. Parlando in arabo, parlava alla regione araba e solo poi, al resto del mondo.

Inoltre, il premio Katara, a cui hanno partecipato più di 1.000 testi, è suddiviso in tre sezioni – romanzi pubblicati, inediti, saggi di critica letteraria – e per ciascuna sezione vengono assegnati cinque premi, per un totale quindi di 15 vincitori. I premi in denaro sono decisamente più “generosi” di quello di Abu Dhabi, tant’è che diversi esponenti dell’intellighenzia araba hanno storto il naso e hanno criticato questa (secondo loro sproporzionata) elargizione di denaro, criticando anche gli scrittori che avevano accettato il premio.

Anche il Qatar sponsorizza la traduzione dei libri vincitori nelle lingue occidentali – francese e inglese – ma è la stessa fondazione Katara a pubblicare le traduzione. Ho avuto modo di dare un’occhiata ad alcune delle traduzioni dei libri vincitori dell’edizione 2015 e non mi sembra di aver letto i nomi dei traduttori da nessuna parte, né mi pare che le traduzioni fossero di buon livello. Inoltre, viene da chiedersi che distribuzione avranno questi libri, se saranno reperibili sui mercati editoriali francesi e inglesi.

Il senso comune vorrebbe che i libri, una volta pubblicati, venissero fatti girare nei mercati. Altrimenti rimangono un oggetto d’arredo, un fiore all’occhiello di chi se li è voluti tradurre e di chi li ha pubblicati. Ma sono un lavoro fine a se stesso, non indirizzato ai lettori.

Ciononostante, sarebbe prematuro tirare le somme di un premio letterario che è nato solo due anni fa e che, stando agli investimenti fatti finora, è decisamente qui per restare. É senza dubbio un competitor diretto dell’IPAF, anche se finora i titoli finalisti dei due premi non sono entrati in competizione.

Si tratta di soft power in entrambi i casi? Molto probabilmente sì, seppur con delle differenze: quello degli Emirati mi pare più direzionato verso l’esterno della regione araba, al contrario del Qatar, che mi pare si rivolga principalmente ai paesi arabofoni.

Soft power a parte (argomento molto interessante e che merita indubbiamente una trattazione a parte), che ricadute avrà il premio Katara in termini di reale promozione della narrativa contemporanea in arabo, lo vedremo nei prossimi tempi (e nelle prossime puntate di questo blog).

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