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La Siria che scrive: Nihad Sirees e il “tumulto” del regime siriano

Nihad Sirees è nato ad Aleppo nel 1950 ed è autore di sette romanzi e di numerose sceneggiature, una delle quali, nel 1998, gli “guadagnò” il diritto ad essere censurato. Intellettuale di spicco, fortemente critico verso il regime di Bashar al-Assad, nel gennaio del 2012 ha preferito lasciare Aleppo, in un esilio auto-imposto per timore della sua incolumità. Emigrato prima in Egitto, e poi negli Stati Uniti dove ha seguito un International Writer Fellowship alla Brown University, ora si trova a Berlino. Non ha smesso di scrivere e raccontare la Siria e la sua Aleppo.

Il silenzio e il tumulto è uscito nel 2004, ovviamente non in Siria (Sirees in realtà non ci ha neanche mai pensato di chiedere alle autorità siriane l’autorizzazione alla pubblicazione), bensì a Beirut, dalla casa editrice libanese Dar al-Adab la quale non ha avuto alcuna esitazione nel decidere di pubblicarlo. E’ stato tradotto in molte lingue: in italiano è arrivato nella traduzione di Federica Pistono, pubblicata nel 2014 dalla casa editrice Il Sirente nella collana altriarabi.

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Il silenzio e il tumulto è un romanzo sulla vita sotto e durante la dittatura, l’affresco vivido di un popolo le cui vite sono dominate dalla paura, ambientato in un paese mai nominato, il cui Leader, il Capo, viene anche nominato con l’appellativo di “Ispiratore della Nazione” e “Compasso per l’Umanità”.

Il Tumulto del titolo è quello fatto dal regime che, nel giorno in cui il romanzo è ambientato,  festeggia i 20 anni di potere attraverso marce, musichette e grida dei supporters scesi in strada a sfilare per dimostrare il loro ardore verso il grande Capo. Il Silenzio è la condizione a cui è stato costretto il giovane eroe del romanzo, lo scrittore Fathi Sheen, “silenziato” dal regime perchè tacciato di anti-patriottismo. Ma il Silenzio, della prigione o della tomba, è anche il destino che aspetta Fathi se sceglierà di opporsi al regime, che gli chiede di schierarsi dalla parte della propaganda, dalla parte del Tumulto.

“Ogni uomo e ogni donna che saranno sconfitti dalla tirannia smetteranno di amare”, così ha detto Sirees, i cui riferimenti letterari, secondo alcune recensioni, sono Kafka e Orwell. Perchè nel libro due sono le armi con cui gli uomini possono sconfiggere la dittatura: il sesso e lo humour, usati per cercare di reagire all’insensata crudeltà del regime al potere.

Il silenzio e il tumulto comincia così:

“Fa un caldo torrido, il lenzuolo sotto di me è zuppo. Me ne accorgo già prima di aprire gli occhi. L’afa mi impedisce quasi di respirare, il sudore forma un rivolo che mi cola lungo il collo. Sollevo una mano per detergere la zona del labbro superiore, imperlata di fitte goccioline. Mi giro sulla sinistra per dare un’occhiata alla pendola a muro sotto la finestra. La luce del giorno che filtra dall’esterno mi abbaglia, ma posso distinguere l’ora: sono soltanto le otto e mezza del mattino, anche se il fragore che sale dalla strada farebbe pensare all’ora di punta”.

La Siria che scrive è una iniziativa di editoriaraba, che ogni settimana presenterà un autore siriano attraverso le sue opere. L’idea è quella di provare a raccontare la Siria attraverso la sua cultura, i suoi intellettuali, le sue storie. 

puntata #1 Faraj Bayrakdar e la poesia in carcere

puntata #2 Khaled Khalifa e “Elogio dell’odio”

 

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